04/12/09





ORE 13 - PUNTO DELLA SITUAZIONE DEL PROCESSO A MARCELLO DELL'UTRI



Il presidente della corte d’Appello, Claudio Dall’Acqua, comunica la decisione di ammettere l'esame del test Spatuzza. Dopo il giuramento di rito, poco prima mezzogiorno, ha dunque inizio la deposizione tanto attesa del pentito.
Afferma di aver fatto parte dagli anni '80 al 2000 di un'associazione terroristico-mafiosa denominata cosa nostra; prima degli attentati del '93 a Roma nella Chiesa di San Giovanni in Laterano, al Verano e a Milano ai giardini di via Palestro dichiara di aver imbucato cinque lettere del boss Giuseppe Graviano, alcune delle quali indirizzate ad alcuni giornali. Questo particolare, afferma Spatuzza, gli fa intuire che questa vicenda è differente da quelle in cui precedentemente ha preso parte. Spatuzza afferma che le stragi di Capaci e Via D'Amelio hanno un mandante prettamente mafioso, le successive no. Dice "Quando avvennero la strage di Capaci e quella di via d'Amelio abbiamo gioito, ma Firenze e tutto il resto non ci appartiene"
Riguardo l'ordine impartito da Graviano, alla fine del 1993, di uccidere un po' di carabinieri dichiara essere stata una mossa per dare un segnale a chi di dovere. Spatuzza dice: "Graviano diceva che ci dovevamo portare dietro un po' di morti così chi si doveva muovere si sarebbe mosso”. L'aspettativa della mafia era di avere un tornaconto.
Prosegue dunque con altre chiare affermazioni: "Graviano mi fece il nome di Berlusconi, quello di canale 5, e di Dell'Utri e mi disse che grazie alla serietà' di queste persone avevamo chiuso tutto e che avevamo il Paese nelle nostre mani". Questo al contrario di quanto promesso e non mantenuto dai socialisti prima. "Graviano mi disse che le persone con cui avevamo preso contatti (ndr Berlusconi e Dell'Utri) erano persone serie e non erano come i crasti socialisti del 1988 che poi ci hanno fatto la guerra". In questo senso l'attentato ai carabinieri all'Olimpico doveva essere inteso come il colpo di grazia allo Stato a favore della mafia.
Spatuzza passa a raccontare del 1999, periodo in cui era detenuto nello stesso carcere con Graviano che gli disse che non gli interessavano i magistrati perché era più importante trovare un accordo con la politica in quanto sono loro a fare le leggi. Racconta di essere entrato nuovamente in contatto con Graviano nel 2004 nel carcere di Tolmezzo, e con lui di aver maturato la decisione che se non fosse arrivato “un chiaro messaggio” sarebbe stata ora di cominciare la collaborazione con i magistrati, cosa che infatti Spatuzza fece. In questa occasione Graviano non precisò chi doveva mandare “il chiaro messaggio” ma lui ne dedusse chiaramente fossero Berlusconi e Dell'Utri.


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